I call center ai tempi del coronavirus

Call center, il mondo di chi non si ferma mai!

Operatori di call center, in prima linea, con le loro cuffie, pronti a rispondere a tutte le nostre richieste e a tranquillizzarci.

Fino a ieri c’era chi li odiava, chi si augurava che chiudessero tutti e oggi tutti alla ricerca del numero verde e di una voce amica in grado di aiutarci.

Oltre al numero verde istituito dal governo, ci sono i numeri verdi attivati dalle Regioni e dai comuni per far fronte alle numerose chiamate.

Ma non c’è solo chi risponde per l’emergenza coronavirus.

Ci sono i customer care di tutti i nostri servizi.

La situazione attuale ha portato un afflusso di chiamate maggiore e mentre noi #restiamoacasa, loro lavorano senza sosta per supportarci.

 

Gli sportelli chiudono e aumentano le telefonate

Molti servizi decidono di chiudere gli sportelli al pubblico o di limitarne l’orario di apertura.

E’ il caso di alcune banche, dei servizi di prenotazione di molte aziende e dei servizi sanitari.

 

Per non parlare dei servizi di trasporti, da quelli aerei a quelli ferroviari.

Il boom di disdette ha portato le compagnie aeree a tagliare la frequenza dei voli.

I call center si trovano quindi a gestire richieste di cancellazione da un lato e richieste di rimborsi dall’altro.

Stessa cosa per Trenitalia e Italo.

 

E la sicurezza?

Dalla Calabria arriva l’appello dei Cobas a chiudere le attività produttive non essenziali.

Nell’area urbana di Cosenza ci sono migliaia di lavoratori impiegati in questo settore.

“Crediamo sia necessario attuare le disposizioni governative e oltre, riducendo i flussi di lavoro, disinfettando sale e postazioni… Le carenze della sanità pubblica in Calabria erano evidenti a tutti già prima. Occorre limitare il contagio con ogni mezzo necessario” dicono i Cobas.

Da Cagliari arriva la denuncia di un’operatrice.

“Le cosiddette distanze di sicurezza tra una postazione e l’altra sono inesistenti e tutti si siedono dove capita utilizzando cuffie e pc in comune.

Per di più sino a ieri continuavano le trasferte dei colleghi lombardi. Penso che in tutto questo trambusto e allarmismo manchi l’intelligenza di far lavorare serenamente e prevenire qualsiasi problema.”

Queste sono situazioni limite.

Per fortuna buona parte dei call center adotta misure di sicurezza: cuffie personali, disinfezione delle postazioni, distanza tra un operatore e l’altro.

 

E alla fine riusciremo a ringraziarli?

Ma quando tutto questo sarà finito riusciremo a ringraziarli?

Ce la faremo a capire il lavoro prezioso che svolge chi lavora in un customer care?

Mi auguro di sì.

Nel frattempo vi lascio con il post di Sandra, operatrice Alitalia di grande professionalità.

“Noi non ci fermiamo, noi non possiamo stare a casa, anche se i nostri figli sì, noi non ci mettiamo in malattia, o in ferie, anche perché non ce le danno, noi lavoriamo ogni giorno più di prima, fianco a fianco, gomito a gomito, sabato, domenica, festivi, notte e giorno, parlando ininterrottamente senza risparmiarci, con 200 chiamate in coda tutti i giorni, senza vedere una luce in fondo al tunnel, perché c’eravamo l’11 settembre, c’eravamo con l’incidente a Linate, ci siamo quando erutta l’Etna, quando c’è nebbia a Milano e quando c’é sciopero del trasporto aereo! Noi ci siamo SEMPRE! “

Grazie Sandra! e grazie a tutti voi che siete sempre lì, pronti ad aiutarci.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *