I Call Center sono le nuove miniere?

Si possono davvero paragonare i Call Center alle miniere?

Tutte le mattine cerco le notizie riguardanti i call center e qualche giorno fa mi è saltato all’occhio il titolo di un articolo del quotidiano Il Foglio, che accomunava i call center alle miniere.

Per un attimo ho avuto la pelle d’oca e poi, come sempre faccio, ho cercato di approfondire.

L’articolo faceva riferimento ad un post pubblicato sul blog di Concita De Gregorio che riportava un’intervista fatta a Stefania, quarantenne con laurea e dottorato che racconta la sua esperienza in UN call center.

Ho letto con attenzione l’intervista e la mia chiave di lettura è stata differente.

Una stessa realtà può essere vista da punti di vista diversi e a me piace molto guardare le cose da altre prospettive.

Ecco alcune frasi tratte dall’intervista seguite dalle mie riflessioni:

  • Tram, trenino, strada a piedi, metropolitana, autobus. Un’ora e mezza per andare, quasi due per tornare, e tre ore di telefonate in una stanza con venti persone.

Fin qui tutto normale. C’è chi da una vita fa il pendolare e lavora 8/10 ore al giorno. La distanza dal posto di lavoro credo non sia imputabile al “call center”, giusto?

20 persone in una stanza. Di quanti mq.? Ci sono aziende con open space che ospitano centinaia di persone.

  • Ti danno 200 euro al mese e a provvigione, per ogni video che riesci a realizzare, 10 euro in più… Ti chiedi: perché vai fin laggiù per quei pochi soldi, ne vale la pena? Perché non lasci, tanto che cosa te ne fai di 200 euro.

Certo, 200 euro nel 2017 sono davvero poche, anche se stiamo parlando di solo 3 ore di lavoro. E quanti video si riescono a realizzare in 3 ore? perché con un video al giorno andiamo ad aggiungere altre 200 euro e questo significa che arriviamo a 400 euro mensili, l’equivalente del compenso di un animatore turistico che lavora 10/12 ore al giorno, ma quella è un’altra storia…

  • Vedi persone tristi, persone arrabbiate e disilluse, chi si consola con qualche battuta, chi fa dell’autoironia. I più giovani sono agguerriti, ci credono sul serio, i più maturi ci devono credere per forza.

E’ normale che se sei laureato e hai un dottorato lavorare in un call center non sia la tua massima aspirazione. Quello che dovrebbe farti indignare non è il lavoro che ti sta permettendo di guadagnare qualcosa, ma il fatto che tu non abbia la possibilità di mettere a frutto i tuoi studi!

Può darsi però che a qualcuno quel lavoro piaccia. Ci hai pensato? Magari non sono agguerriti ma motivati.

  • Non dovresti essere stanco eppure quelle tre ore di telefonate ti pesano nella testa, sarà perché le voci si accavallano l’una sull’altra.

Certo che sei stanca! come puoi non stancarti facendo un lavoro che tu non consideri neanche tale?

  • Serve faccia tosta, i primi giorni la vergogna è tanta. Devi “lisciare” la persona contattata. Devi avere la capacità di intortarla, tanto da farti nascere i sensi di colpa. Perché le interviste hanno un trucco: un video montato del costo di 61 euro, facoltativo per l’intervistato, ma che vale 10 euro per te che chiudi l’intervista.

Vergogna? Perché? Sensi di colpa? Perché? quello che proponete è una truffa? Non credo, altrimenti lo avresti detto e non saresti disposta a ritornare, spero.

Si chiama vendita. Tutti i giorni compriamo e tutti i giorni c’è qualcuno che vende. Quando vai in un negozio a comprare qualcosa pensi che il commesso debba sentirsi in colpa per il tuo acquisto?

Se il video è facoltativo per l’intervistato qual è il problema?

  • Credi che nessuno accetterà, invece ti accorgi che i social hanno una loro forza. Le persone, compresi i professionisti, cercano di pubblicizzare la loro immagine. Sono vanesi e non te lo aspetti.

Tu credi che non funzioni e allora ti vergogni, ma invece quello che proponi interessa e allora questo lavoro non è poi così tremendo, giusto?

Ti sembra strano che si facciano intervistare e io sto leggendo questo tuo pensiero in un’intervista pubblicata su un blog…

I professionisti sono vanesi? Si chiama pubblicità. Se sono un professionista e non mi faccio conoscere, come faccio ad avere clienti?

  • Non è certo il peggiore dei lavori che potresti incontrare, non hai fatica fisica. Così ogni giorno ti ritrovi in mezzo a quella folla alienata con un telefono in mano e ti dici: “Ancora una settimana, poi riprendo la mia vita e la mia dignità”.

Se non è certo il peggiore dei lavori perché lo dipingi come tale?

Leggendo i commenti al post, ho letto cara Stefania che sei giornalista, che hai scritto un libro su Fellini e che hai lavorato per diversi archivi storico cinematografici e che per fare questi lavori non ti pagano o ti pagano molto poco. Magari neanche quelle 200 euro che guadagni nel call center…

Io trovo questo scandaloso!

Perché scegli di screditare una professione che occupa in Italia circa 80.000 persone e non dedichi neanche una parola a tutte quelle realtà del tuo settore che non ti valorizzano?

80.000 voci che non solo vendono interviste ma che ci assistono quando rimaniamo senza luce, senza connessione, quando non riusciamo a vedere la partita sulla nostra pay tv, quando dobbiamo prenotare una visita medica, quando non ci arriva un pacco, quando non riusciamo ad accedere all’home banking, quando dobbiamo acquistare un biglietto del treno o prenotare un viaggio in aereo…

80.000 voci di persone che fanno questo lavoro con dignità e che lottano per non perderlo (come è successo qualche mese fa a 1.600 tuoi concittadini).

Cara Stefania, ti auguro di realizzare i tuoi sogni, di trovare la tua strada e di non dover lavorare più in un call center, non perché non sia dignitoso ma perché non è la tua professione.

Seguo sempre con grande interesse le interviste di Concita De Gregorio e mi auguro voglia ospitare nel suo blog un punto di vista diverso sul mondo del call center.

E a Pierangelo Buttafuoco, giornalista de Il Foglio che scrive Un’umanità, questa della realtà – tutta di tristi, arrabbiati e disillusi – che il giornalismo si guarda bene dal raccontare consiglio di provare a digitare, come me, tutti i giorni la parola “call center” sulla sezione notizie di Google e vedrà che i suoi colleghi giornalisti non mancheranno di darle soddisfazione.

I call center quindi sono le nuove miniere? non so, io credo di no, ma di una cosa sono sicura

le miniere contengono pietre preziose

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