Guerrieri contro il bullismo

A Torino ci sediamo sulle panchine gialle per dire no al bullismo.

Una sfida ben visibile per dire no al bullismo.

Amo la mia città e quando vengo a conoscenza di iniziative come questa la amo ancor di più.

Dopo le panchine rosse contro la violenza alle donne arrivano le panchine gialle per dire no al bullismo.

Il progetto si chiama “sediamoci e parliamone” e vede coinvolti gli studenti, anzi pare che l’iniziativa parta proprio da loro.

Questo fenomeno è spesso sottovalutato. Come avviene per la violenza sulle donne, si associano a questa definizione solo gli episodi di violenza. La violenza fisica è la punta dell’iceberg ma a preparare il terreno a questo fenomeno sono una serie di atteggiamenti che vengono troppo spesso sottovalutati o ritenuti normali.

Il bullismo è una reiterata prevaricazione o sopruso da parte di uno o più bambini/adolescenti a danno di altri bambini/adolescenti ritenuti più deboli.  Questa prevaricazione può essere fisica o psicologica e rientra nella definizione di bullismo solo quando gli episodi avvengono con ripetitività.

Esistono alcuni atteggiamenti o modalità comunicative che non possono essere considerate bullismo, ma che lo possono favorire.

Quando gli scherzi vengono indirizzati principalmente ad una persona e iniziano a trasformarsi in derisione, il passo verso il bullismo diventa breve. Lo scherzo ha come obiettivo divertirsi, far ridere, la derisione invece ha lo scopo di sminuire una persona.

Vi ripropongo il monologo di Paola Cortellesi su questo tema:

 

Questo monologo mi ha molto colpita ed emozionata.

Quante volte abbiamo accettato atteggiamenti di questo tipo pensando che in fondo non erano poi così gravi?

Quante volte ci hanno preso in giro o abbiamo sentito prendere in giro altri o peggio ancora siamo stati noi a prendere in giro qualcuno per un suo difetto fisico? Abbiamo pensato “in fondo è uno scherzo…è solo per farci due risate…mica volevo offendere”.

Vi ricordate il mio articolo sull’importanza delle parole?

La parola crea

Un insulto più o meno grave ripetuto più volte crea una realtà che porta ad un malessere.

La situazione poi ci può sfuggire di mano quando la comunicazione è virtuale. Virtualmente comunichiamo senza vedere il volto della persona a cui ci stiamo rivolgendo, senza percepire le sue reazioni, quindi è facile perdere la capacità empatica e varcare il confine tra lo scherzo e il bullismo senza rendercene conto.

Il fenomeno del bullismo è riferito a bambini ed adolescenti, ma vi sarete accorti che io ho parlato come se fosse riferito a noi adulti.

Sì, perché penso che i primi responsabili siamo noi adulti, con il nostro modo di comunicare e con l’accettazione di alcuni atteggiamenti.

Il rispetto per l’altro è alla base di qualsiasi rapporto umano.

Ogni volta che parliamo concimiamo il terreno in cui i nostri figli coltiveranno i loro rapporti.

Usiamo le parole con consapevolezza, per costruire un mondo migliore non per distruggerlo!

I figli ripetono quello che sentono e nel mondo dei social mi sento di dire che i figli ripetono quello che leggono.

Avete mai provato a leggere i commenti di un qualsiasi articolo di politica, di calcio o di musica, su facebook?

La risposta è lì.

Per fortuna, anche se non sempre sappiamo guidare con l’esempio, alcuni giovani ci invitano a riflettere colorando di giallo le panchine!

Giovani guerrieri contro il bullismo.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *