Ispirazioni olimpiche

Ispirazioni, emozioni, riflessioni…

Rio 2016 ci sta regalando ogni giorno occasioni per emozionarci, per riflettere e per portarci a casa lezioni di vita preziose.

Episodi belli si alternano a grandi delusioni svelandoci la grandezza umana e allo stesso tempo la sua fragilità.

Queste sono le storie che mi hanno emozionato di più e che mi hanno ispirato queste riflessioni:

I limiti possono diventare punti di forza

Un bambino dislessico e iperattivo che mette tutta la sua energia nello sport e a soli 21 anni regala all’Italia la duecentesima medaglia d’oro.

Qualcuno ha scambiato la sua grinta e la sua forza per arroganza, senza considerare gli enormi sacrifici che hanno portato a questo traguardo.

“..mente fredda, senza pensieri…il talento serve ma alla base di tutto ci vuole la testa e il cuore…devo anche ringraziare le persone che mi han fatto del male…”

Fabio Basile ci ha regalato una lezione d’oro.

L’età è un numero

Oksana Chusovitina, 41 anni, settima olimpiade, 2 medaglie olimpiche e 11 medaglie mondiali.

Ha rappresentato 3 stati diversi: ex Unione Sovietica, Uzbekistan e Germania, dove si era trasferita per curare suo figlio malato di leucemia.

Il 14 agosto sfiderà le nuove stelle della ginnastica artistica tentando di andare sul podio rappresentando di nuovo la sua nazione.

Farò il tifo per lei, ma comunque vada per me ha già vinto!

La più grande vittoria è saper perdere

Federica Pellegrini, un’atleta straordinaria che ha compiuto imprese straordinarie.

Perde il podio per 26 centesimi! 26 centesimi! 26 centesimi sono nulla eppure per Federica sono lacrime amare, dolorose…

La sconfitta peggiore è la sua reazione. Tweet non degni di una campionessa, ma ciò che mi ha colpito di più è la frase “non posso pensare di aver smesso di nuotare piangendo”. Perché?

Se hai dato tutto, piangi, congratulati con chi ti ha superato e rialzati!

un giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…” cantava De Gregori.

Lo sport insegna il rispetto

E’ ormai all’ordine del giorno leggere articoli, titoli di giornale, post in cui non si rispettano le persone.

Questo avviene in tutti gli ambiti e ci si sta abituando.

Alla mancanza di rispetto aggiungiamo un linguaggio sempre più superficiale e sessista.

Abitualmente se qualcuno lo fa notare, la risposta è “bisogna avere senso dell’umorismo, fatevela una risata ogni tanto, ci sono problemi più gravi” o addirittura si tira in ballo la satira. Beh, iniziamo col dire che un giornalista non è un comico e quindi non dovrebbe scrivere utilizzando l’ironia o peggio ancora il sarcasmo (su questo argomento rileggete il mio articolo “sarcasmo o ironia“), inoltre, gli aggettivi poco rispettosi non fanno ridere, ma piangere.

Il famoso titolo sulle atlete di tiro con l’arco che è costato il posto di lavoro al Direttore di QS, può essere accomunato a centinaia di titoli analoghi riferiti a personaggi pubblici di ogni genere.

Io credo che la simpatia e l’apprezzamento per queste sportive abbia risvegliato in molti quella sensibilità che dovrebbe portarci sempre a rispettare le persone.

Trovo positivo che qualcuno abbia pagato per questo errore e che molti si siano indignati, finalmente.

Lo sport (forse) ci insegnato il rispetto.

Nulla è impossibile

Ho sempre messo molto in discussione il concetto di “volere è potere”, in quanto esistono dei limiti che sono oggettivi e che non possono essere superati.

Mi accorgo sempre più però che quelli che noi definiamo limiti oggettivi in realtà sono limiti soggettivi.

Michael Phelps è l’esempio vivente di tutto ciò. Phelps ha superato il record di Leonida da Rodi ed è entrato nella leggenda.

Superando se stessi  (non gli altri) si può arrivare dove nessuno è mai arrivato.

C’è una foto pubblicata da Lebron James su instagram che riassume questo concetto in modo perfetto

E infine la lezione più dura…

La fragilità non è debolezza

Alex Schwazer, un atleta che ha pagato i suoi errori, si è rialzato, si è allenato duramente e ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco scegliendo come allenatore Sandro Donati, uno dei pionieri della lotta al doping.

Credo anch’io a quanto scritto da Gianluca Ferraris su Panorama Alex Schwazer è innocente ma non ho le prove.

Le sue lacrime, la sua fragilità, la sua disperazione mi hanno fatto sentire la sua innocenza e allo stesso tempo la sua grandezza.

#iostoconalex e mi auguro che si rialzi di nuovo per lottare contro questo sistema che vuole distruggere chi lo mette in discussione.

 

Le Olimpiadi, nonostante tutte le contraddizioni e ambiguità, sono ancora un evento globale capace di coinvolgere e dare lezioni di vita.

I valori olimpici resistono a tutto e ci insegnano a diventare persone migliori.

E ora vi saluto perché le Olimpiadi mi aspettano…

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