Parla di te. Non usare le parole a danno di altri.

Parla di te.

Usa parole tue.

Scegli le parole giuste.

 

Le parole creano la nostra realtà.

Ancora una volta torno su questo tema, perché ritengo sia più che mai attuale.

La nostra comunicazione avviene in gran parte in modo virtuale. Le parole che usiamo creano una realtà.

Non solo! Le parole che cerchiamo sul web creano la nostra realtà.

Hai mai sentito parlare della Filter Bubble?

Il primo ad utilizzare questo termine è stato Eli Pariser nel suo libro “The Filter Bubble: what the internet is hiding from you”.

La Filter Bubble è il risultato delle ricerche che noi facciamo sul web. Gli algoritmi delle piattaforme social utilizzano le informazioni che noi diamo, per scegliere cosa farci vedere.

In questo modo ci ritroviamo in una bolla di informazioni che avvalorano il nostro punto di vista escludendo informazioni contrastanti in grado di sviluppare un senso critico.

L’effetto bolla, secondo Pariser, può essere negativo per lo sviluppo del senso civico. Ci sono diversi punti di vista rispetto a questo tema. Molti ritengono minimo l’effetto e soprattutto lo ritengono affrontabile.

E’ chiaro che chi vuole si informa anche al di fuori della sua bolla.

Il problema, a mio avviso, non è tanto il fatto di vedere solo alcune notizie ma il fatto che si prendano per vere notizie false.

Chi condivide Fake news lo fa perché le ritiene notizie vere.

 

Le parole sono importanti.

Come fanno le fake news a sembrare credibili?

Per validare le informazioni il nostro cervello utilizza delle scorciatoie, i famosi bias cognitivi.

Queste scorciatoie vengono create nel nostro cervello dalle nostre esperienze, dalla nostra cultura, dall’ambiente in cui viviamo, dalle parole che ascoltiamo o leggiamo.

Se tutti i giorni vediamo associata una parola ad un personaggio, quando leggeremo una notizia in linea con quella parola saremo più propensi a crederla vera.

Questo meccanismo sta alimentando la tendenza a parlare di altri e non di sè.

  • Avviene in campo politico. Si discredita l’avversario e spesso non si parla del proprio programma.
  • Avviene in ambito business. Si fa riferimento in modo più o meno esplicito al competitor invece di valorizzare le proprie competenze.

Una moda che sto riscontrando spesso è quella di usare parole che richiamano in modo chiaro un professionista affermato per screditarlo. In genere questo tipo di comunicazione inizia così “c’è chi ti dice che” “non credere a chi ti dice che” ecc…

Questo tipo di comunicazione ha senso se si vuole davvero mettere in guardia da truffatori, ma in questo caso sarebbe meglio farlo in modo esplicito. Può anche aver senso se si adotta questa modalità in chiave ironica (vedi Taffo).

Trovo invece molto triste usare parole chiave del competitor per attirare traffico.

Parla di te!

Descrivi le tue competenze senza far riferimento ad altri.

Magari perdi traffico ma acquisti autorevolezza e affidabilità.

 

Non puoi dire quel che ti passa per la testa.

Le offese, gli insulti, le diffamazioni sono sempre più diffusi.

L’odio in rete dilaga e spesso viene giustificato in nome di una pseudo libertà di parola.

Siamo in democrazia, liberi di esprimere le nostre opinioni.

Ma, come dice il manifesto di Parole O_Stili, l’insulto non è un argomento.

Seguo il progetto Parole O_Stili da quando è nato perché credo che sia fondamentale diffondere la buona comunicazione. Si possono e si devono scegliere con cura le parole.

E poi esiste la legge.

Quando l’insulto diventa diffamazione è giusto denunciare.

La diffamazione è il reato previsto dall’articolo 595 del Codice penale e si definisce come l’offesa “all’altrui reputazione” comunicata a più persone mentre la vittima è assente.

Quando la diffamazione avviene sui social la diffusione è moltiplicata, quindi le conseguenze penali sono più severe.

Non sono un’esperta in materia legale quindi ti rimando ad un progetto attivo da qualche mese di cui sicuramente avrai sentito parlare: #odiareticosta. Un progetto nato proprio per aiutare attraverso una consulenza legale chi è vittima di odio sui social.

L’odio sui social può creare gravi problemi ed è giusto far qualcosa per fermarlo.

 

Non mi stancherò mai di dire che le parole sono importanti! Usale per parlare di te e per creare ponti, non per distruggere.

L’energia delle parole crea la realtà che vivi. Pensaci.

 

p.s. in primavera tornerà una versione aggiornata e arricchita del corso l”Energia delle Parole” che tengo insieme alla bravissima Elisa Scagnetti. Stay tuned 😉