Ti capita di iniziare un’attività e, dopo pochi minuti, ritrovarti a pensare a tutto quello che devi ancora fare?
Una mail a cui rispondere, una telefonata da fare, un appuntamento da preparare, un problema da risolvere. Poi arriva un messaggio, qualcuno ti interrompe e nella tua testa si aggiunge un altro pensiero.
Nei miei corsi di formazione aziendale ascolto spesso raccontare proprio questa situazione: persone che devono gestire molti task e che vengono continuamente interrotte. Il risultato è la sensazione di avere la testa piena e di non riuscire più a concentrarsi davvero su ciò che stanno facendo.
A quel punto la domanda diventa: come smettere di pensare troppo?
La risposta, per me, non è cercare di svuotare la mente.
I pensieri fanno parte della nostra esperienza e continueranno ad arrivare. Il punto è imparare a non farsi trascinare da ognuno di loro, recuperando la capacità di scegliere dove portare la propria attenzione.
Ed è qui che entra in gioco la presenza: la capacità di tornare a ciò che stiamo facendo, invece di proiettarci verso il prossimo impegno, il problema appena accaduto o quello che potrebbe succedere.
Nel mio lavoro parto spesso da un elemento molto concreto: il corpo.
Respirazione, voce e attenzione possono diventare strumenti per interrompere il pilota automatico e ritrovare quello spazio mentale che ci permette di essere nuovamente presenti.
Perché liberare la mente non significa avere meno pensieri.
Significa lasciare spazio a ciò che conta adesso.
Quante cose stai cercando di tenere contemporaneamente nella testa?
Quando cerchi di ricordare troppi impegni e pensieri contemporaneamente, la tua attenzione si frammenta e diventa più difficile concentrarti su ciò che stai facendo.
Prova a pensarci: quante cose stai cercando di tenere a mente in questo momento?
Una mail a cui devi rispondere. Una telefonata che continui a rimandare. Un appuntamento da preparare. Quel documento che devi ancora finire. E magari, mentre leggi queste righe, ti è già venuto in mente qualcos’altro.
Nei miei corsi aziendali sento spesso raccontare proprio questa situazione. Le persone hanno molti task da gestire e vengono continuamente interrotte. Ogni interruzione porta con sé una nuova richiesta di attenzione e, alla fine, la sensazione è quella di avere la testa piena.
Ma non tutto ciò che passa per la tua testa ha bisogno della tua attenzione in questo momento.
È una distinzione semplice, ma importante.
Un pensiero può essere importante senza essere urgente. Un’attività può essere necessaria senza dover essere svolta adesso. Una preoccupazione può essere presente senza dover diventare immediatamente un’azione.
Quando invece cerchiamo di tenere tutto contemporaneamente nella mente, rischiamo di trasformare ogni pensiero in una piccola interruzione.
Per questo, una delle prime cose che consiglio nei miei corsi è anche una delle più semplici: scrivere.
Mettere su carta quello che hai da fare significa smettere di affidare alla memoria il compito di ricordarti continuamente ciò che non vuoi dimenticare.
La mente torna così a fare quello che le serve davvero: pensare, scegliere e concentrarsi.
Come fai a liberare spazio nella testa quando hai troppe cose da fare?
Viva le to do list!
Scrivere impegni, idee e attività ti permette di smettere di tenerli continuamente a mente e di riportare l’attenzione su ciò che stai facendo.
Per pianificare prova a usare un’agenda cartacea, un quaderno e giornalmente scrivi una lista delle cose da fare. In questo momento trasferisci dalla testa alla carta i tuoi pensieri.
Quando un’attività rimane soltanto nella mente, può continuare a riaffacciarsi mentre stai facendo altro:
“Devo ricordarmi di mandare quella mail.”
“Non devo dimenticare quella telefonata.”
“Devo ancora preparare quel documento.”
Scriverla significa dirti: non devo ricordarmela adesso, so dove ritrovarla.
Ma una lista funziona davvero solo se non diventa un altro motivo di stress.
Per questo ti consiglio di non trasformarla in un elenco infinito di cose da fare. Scegli ciò che richiede davvero la tua attenzione e stabilisci cosa puoi fare più avanti.
Una regola semplice può essere questa:
scrivi tutto ciò che vuoi ricordare, poi scegli cosa merita la tua attenzione adesso.
È qui che la lista smette di essere soltanto uno strumento organizzativo e diventa uno strumento per recuperare presenza.
Perché quando sai dove sono le cose che devi fare, non hai bisogno di continuare a tenerle tutte nella testa.
E quando la mente ha un po’ più di spazio, diventa più facile concentrarti su una cosa alla volta.
Non significa fare meno.
Significa essere davvero dove sei mentre fai quello che stai facendo.
Cosa succede alla tua attenzione ogni volta che qualcuno ti interrompe?
Ogni interruzione sposta la tua attenzione; fermarti un momento prima di reagire ti permette di scegliere se occupartene subito o tornare a ciò che stavi facendo.
Nei miei corsi aziendali sento spesso parlare di interruzioni: una telefonata, un messaggio, un collega che chiede qualcosa, una nuova richiesta del responsabile.
In molti lavori le interruzioni sono inevitabili. Pensa ad esempio a chi lavora in un front office!
Il problema nasce quando ogni interruzione diventa automaticamente una priorità.
Stai lavorando su una cosa importante. Arriva una richiesta. Ti fermi, la gestisci e poi torni a quello che stavi facendo. Poco dopo arriva un’altra richiesta e ricominci.
Alla fine della giornata hai fatto moltissime cose, ma potresti avere la sensazione di non aver concluso davvero ciò che contava.
In questi casi può essere utile inserire un piccolo spazio tra lo stimolo e la risposta.
Quando arriva una nuova richiesta, invece di reagire immediatamente, fermati e chiediti:
- È davvero urgente?
- Devo occuparmene adesso?
- Oppure posso annotarla e stabilire quando me ne occuperò?
Non significa ignorare le altre persone o rifiutare le richieste.
Significa non consegnare automaticamente la tua attenzione a ogni stimolo che arriva.
È una forma di presenza.
E anche nella comunicazione questo fa una grande differenza: quando non reagisci automaticamente, puoi ascoltare meglio, capire ciò che l’altra persona sta realmente chiedendo e scegliere come rispondere.
Prima di reagire, osserva ciò che sta accadendo e respira.
A volte bastano pochi secondi.
E quei pochi secondi possono cambiare completamente il modo in cui affrontiamo ciò che arriva.
Che cosa significa davvero entrare in flow?
Entrare in flow significa essere completamente immersi in ciò che stiamo facendo, con l’attenzione concentrata sul presente e una sensazione di coinvolgimento e benessere.
Probabilmente ti è già capitato.
Stai facendo qualcosa che ti piace o che ti coinvolge e, a un certo punto, ti accorgi che è passato molto tempo. Non hai controllato il telefono, non hai pensato alla prossima cosa da fare e il tempo è trascorso senza che tu te ne rendessi conto.
Eri semplicemente dentro quello che stavi facendo.
Questo è lo stato di flow, o stato di flusso, descritto dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi: una condizione di coinvolgimento profondo in un’attività, nella quale l’attenzione è fortemente concentrata sul compito.
Flow non significa avere la mente vuota.
Significa che la mente è pienamente impegnata in ciò che sta facendo.
Quando la nostra attenzione continua a saltare da un pensiero all’altro, da una richiesta all’altra e da una preoccupazione all’altra, diventa difficile immergersi davvero in quello che stiamo facendo.
Quando invece riusciamo a riportare l’attenzione al momento presente, possiamo sperimentare qualcosa di diverso: maggiore concentrazione, maggiore coinvolgimento e, spesso, una sensazione di benessere.
Il flow non è quindi soltanto una condizione di massima concentrazione.
È uno stato di benessere.
Ed è per questo che nei miei corsi lavoro anche su ciò che accade nel corpo, nel respiro e nella voce.
Perché quando la mente corre troppo, spesso il primo passo per tornare presenti non è pensare ancora.
È fermarsi e respirare.
Perché quando la mente corre troppo conviene partire dal respiro?
Quando la mente è agitata, portare l’attenzione al respiro aiuta a rallentare, tornare presenti e creare le condizioni per ascoltare e comunicare con maggiore consapevolezza.
Quando una persona arriva da me molto agitata, non parto da una spiegazione.
Parto dal respiro.
È il primo passo per riportare l’attenzione dal continuo susseguirsi dei pensieri a qualcosa che sta accadendo qui e ora.
Nei miei corsi, dopo gli esercizi di respirazione, osservo spesso tre cambiamenti: maggiore presenza, maggiore capacità di ascolto e una voce più calda.
A quel punto posso lavorare sulla voce verde, uno degli strumenti che utilizzo per aiutare la persona a trovare una comunicazione più accogliente, disponibile e presente.
Perché il modo in cui comunichiamo non dipende soltanto dalle parole che scegliamo.
Dipende anche da come respiriamo, da come usiamo la voce e dallo stato in cui ci troviamo mentre parliamo.
Quando siamo in uno stato di agitazione, possiamo avere le parole giuste ma pronunciarle con fretta, tensione o poca disponibilità all’ascolto.
Quando invece recuperiamo presenza, cambia il modo in cui entriamo in relazione con l’altra persona.
Il respiro, quindi, non serve a “spegnere” i pensieri.
Serve a tornare nel corpo e recuperare lo spazio necessario per scegliere come stare in ciò che stiamo vivendo.
Ritrovare presenza non significa smettere di pensare
Non possiamo impedire ai pensieri di arrivare.
Possiamo però imparare a non farci trascinare da ognuno di loro.
Possiamo scrivere ciò che dobbiamo ricordare, scegliere cosa merita la nostra attenzione, fermarci prima di reagire a ogni interruzione e usare il respiro per tornare presenti.
È così che, poco alla volta, creiamo le condizioni per entrare nel flow: non una mente vuota, ma una mente presente, coinvolta e in uno stato di benessere.
Lasciare passare i pensieri senza permettere che ci portino via da ciò che stiamo vivendo.
Perché essere presenti non significa fare tutto.
Significa esserci davvero mentre facciamo quello che abbiamo scelto di fare.
Articolo aggiornato il 13 agosto 2026
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