Responsabilità del linguaggio

Il mio linguaggio e il mio modo di parlare hanno un effetto su di me e sulle altre persone.

Si parla spesso dell’importanza delle parole, della voce, del modo in cui comunichiamo. Lo si fa quasi sempre in chiave di miglioramento: impariamo a comunicare meglio per trasferire in modo più efficace le nostre idee, le nostre emozioni, le nostre informazioni.

Raramente si parla di responsabilità del linguaggio.

Eppure siamo responsabili delle parole che pronunciamo e del modo in cui le pronunciamo, esattamente come lo siamo delle nostre azioni.

 

Le parole che usiamo ci appartengono.

Quello che diciamo ha un effetto su chi ci ascolta. Ma ha anche un effetto profondo su noi stesse e noi stessi.

Le parole che ascoltiamo di più nella vita sono le nostre. La nostra voce ci accompagna ogni giorno, in ogni conversazione, in ogni pensiero che formuliamo ad alta voce o dentro di noi.

Se il nostro linguaggio esprime emozioni negative in modo abituale, se tendiamo a lamentarci, a parlare prevalentemente dei problemi senza mai cercare le soluzioni, allora quelle parole diventano il colore di fondo della nostra vita. Le parole che ripetiamo si sedimentano. Plasmano il modo in cui vediamo le cose.

 

Abracadabra.

Ci sono varie ipotesi sull’origine di questa parola.

Una delle più affascinanti la riconduce all’aramaico Avrah KaDabra, che significa io creerò come parlo.

Le parole non descrivono solo la realtà. In una certa misura, la costruiscono. Il linguaggio che usiamo rivela i nostri stati d’animo, i nostri desideri, i nostri pensieri e al tempo stesso li rafforza, li cristallizza, li trasforma in abitudine.

Le parole e la voce con cui le pronunciamo possono essere veri e propri incantesimi.

Tre strade.

Quando prendiamo consapevolezza di tutto questo, si aprono davanti a noi tre possibilità.

Possiamo non preoccuparci del nostro linguaggio e rischiare di alimentare, senza accorgercene, pensieri negativi in noi e nelle persone che ci stanno vicine.

Possiamo controllare il nostro linguaggio cercando di far trapelare solo ciò che vogliamo comunicare, tenendo nascosta la nostra anima. È una scelta possibile, ma stancante e inevitabilmente limitante.

Oppure possiamo lavorare sul nostro linguaggio aprendoci davvero alle altre persone, parlando con consapevolezza e con il cuore.

L’ultima strada è la più difficile. È anche la più ricca.

Responsabilità del linguaggio significa essere consapevole di ciò che dico e dell’effetto che le parole e i suoni con cui le pronuncio, hanno su chi mi ascolta e su di me.

Il linguaggio è una porta sull’anima.

Con la porta aperta, si compiono miracoli.

Abracadabra.

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