Il soundscape in cui viviamo e lavoriamo, influenza il nostro benessere fisico, la nostra capacità di ascolto e la qualità della nostra voce. In un open space rumoroso, anche le persone più competenti comunicano male.
Cos’è il soundscape e perché ci riguarda?
Soundscape (paesaggio sonoro) è un termine coniato dal musicista e studioso canadese Ray Murray Schäfer per indicare l’insieme dei suoni che ci circondano: quelli della natura, quelli tecnologici, quelli umani.
Secondo Schäfer, il soundscape si imprime nelle persone diventando memoria sonora. Modella inconsapevolmente il modo in cui percepiamo il mondo e ci relazioniamo con le altre persone.
Oggi il nostro paesaggio sonoro, in particolare quello urbano e lavorativo, è dominato da quello che Schäfer chiama rumore bianco: una sovrapposizione continua di stimoli sonori a cui siamo così abituati da non riuscire più a distinguere i singoli suoni. Questo ha un effetto diretto sulla nostra capacità di ascolto che, come sappiamo, è la base di ogni comunicazione efficace.
L’open space come soundscape involontario
Nei customer care e nei call center nei quali ho lavorato negli anni, il soundscape è uno degli elementi più critici e spesso meno considerati.
Immagina centinaia di postazioni in un unico spazio aperto. Ogni persona parla al telefono, spesso in modo simultaneo. Il rumore di fondo sale. La persona accanto alza leggermente il volume per farsi sentire dal cliente. Quella di fianco fa lo stesso. E così via, in un loop che si autoalimenta.
Il risultato è un ambiente in cui tutti parlano troppo forte non per scelta, ma per necessità percepita. E parlare troppo forte in modo prolungato produce tre effetti negativi misurabili:
Sulla voce: lo sforzo fonatorio aumenta, la qualità del suono peggiora, e nel tempo il rischio di problemi alle corde vocali cresce significativamente. Non a caso, nei call center con ambienti molto rumorosi ho incontrato spesso una percentuale alta di operatori con affaticamento vocale.
Sulla comunicazione: un volume troppo alto toglie calore alla voce, induce ad alzare il tono e di conseguenza trasmette inconsapevolmente aggressività o fretta. Il cliente dall’altra parte del telefono si agita e non si sente accolto.
Sulla concentrazione: il rumore di fondo riduce la capacità cognitiva di chi lavora in quell’ambiente. Chi cerca di concentrarsi usa energia mentale per filtrare il rumore invece di dedicarla al lavoro. La produttività cala, lo stress aumenta.
Il soundscape e la capacità di ascolto
C’è un collegamento diretto tra il soundscape in cui viviamo e la nostra capacità di ascoltare davvero.
Abbiamo fatto l’abitudine al rumore costante in ufficio, in città, sui mezzi di trasporto. Questo ci ha fatto perdere l’abitudine al silenzio e alla distinzione dei suoni. Ascoltiamo in modo superficiale, cogliendo le parole ma perdendo le sfumature: il tono, il ritmo, le pause, le esitazioni che spesso comunicano più delle parole stesse.
Rieducare l’ascolto è possibile e parte da esercizi semplici che si possono fare nella vita quotidiana:
In natura: stare in silenzio e provare a distinguere i singoli suoni: il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli, l’acqua che scorre. E’ un prezioso allenamento percettivo.
Con la musica: ascoltare un brano cercando di isolare i singoli strumenti: la voce, la chitarra, il basso, la batteria. Ogni strumento racconta qualcosa di diverso e imparare a sentirli separatamente affina la capacità di ascolto selettivo.
Questi esercizi, praticati con regolarità, migliorano in modo concreto la qualità dell’ascolto anche nelle conversazioni professionali.
Lo smart working come risposta al problema
La pandemia ha accelerato un cambiamento che per molti lavori ad alta intensità vocale era già necessario: lo spostamento verso lo smart working.
Per chi lavora al telefono tutto il giorno, lavorare da casa, in un ambiente silenzioso, con il controllo del proprio soundscape, fa una differenza reale. La voce si stanca meno, la concentrazione migliora, la qualità delle interazioni con i clienti aumenta.
Non è una soluzione per tutti i contesti. Ma là dove è possibile, è una scelta che ha effetti positivi misurabili sia sul benessere delle persone che sulla qualità del lavoro che producono.
Come usare la voce in modo consapevole nell’ambiente di lavoro
Indipendentemente dall’ambiente in cui si lavora, usare la voce in modo consapevole è una responsabilità verso il proprio benessere e verso chi lavora accanto.
In un open space, alzare il volume non è mai la soluzione. Se il rumore di fondo rende difficile la comunicazione, la strada è lavorare sulla qualità della voce. Un’articolazione più chiara, parlare più lentamente con un volume adeguato, ma soprattutto respirare bene per usare la voce in modo consapevole.
Nel metodo Respira Rallenta Sorridi, la consapevolezza del proprio soundscape e dell’effetto che la propria voce ha sull’ambiente, fa parte del lavoro sulla comunicazione. E’ importante creare un ambiente sonoro nel quale comunicare bene sia possibile per tutte le persone che ci lavorano.
Respira. Rallenta. Sorridi.
Articolo aggiornato il 20/08/2026.
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